Spaziviolenti: riqualificazione partecipata in carcere

Un lungo corridoio, sul quale si affacciano le sbarre delle porte delle celle; all'interno, spazi sovraffollati, rumore, carenza di spazio e, spesso, di dignità. Questa la descrizione di molte carceri italiane: il progetto del gruppo di studenti ed ex-studenti spaziviolenti si propone di portare la progettazione architettonica, spesso superata dalle misure burocratiche e di sicurezza, all’interno degli "spazi della pena", per arrivare attraverso il confronto e la costruzione partecipata alla riqualificazione di alcune zone all’interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino.

In particolare, il team intende lavorare con l’auto-costruzione negli spazi pubblici trascurati, applicando la disciplina architettonica per la riqualificazione.

Il carcere in Italia è un ambito problematico, ormai da molto tempo in stato di costante emergenza. L’8 gennaio 2013 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emanato una sentenza a condanna dell’Italia, che ha come oggetto la violazione dei diritti dell’uomo causata dallo stato di degrado generale in cui versano gli edifici penitenziari. La sentenza riporta chiari riferimenti alle ricadute degli ambienti sulla qualità della vita dei detenuti e formula la richiesta di una ridefinizione del significato della pena in favore della dignità delle persone.

Quello del carcere è, però, uno spazio fortemente determinato da condizioni burocratiche e politiche, dove l’applicazione delle scienze dell’abitare, dell’architettura e dell’urbanistica è molto difficile.

“Come gruppo studentesco delle aree dell’architettura e del design vediamo il nostro intervento come azione volta a portare nell’istituzione totale del carcere quei parametri qualitativi che sono al centro dei nostri studi”, specificano li studenti che hanno proposto il progetto, che proseguono: “la riqualificazione di alcuni spazi del carcere attraverso un intervento che tenga conto delle esigenze di tutti gli utenti coinvolti (dal personale penitenziario ai detenuti), e che porti al miglioramento qualitativo degli ambienti della pena e della loro abitabilità”.

I principali elementi del lavoro sono la progettazione partecipata e l’auto-costruzione, che hanno permesso, da una parte, di confrontarsi direttamente con un ambito tanto complesso come quello delle carceri e, dall’altro, di  creare per gli studenti l’occasione  di lavorare nel settore della costruzione del progetto architettonico, attraverso il confronto col reale contesto lavorativo.

Inoltre, il percorso progettuale è di tipo multi disciplinare e spazia dal diritto giuridico alla sociologia, per cui il team studentesco si è avvalso delle consulenze del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino.

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